LE SCULTURE DIALOGANO TRA LORO
Quando sono entrato nelle stanze della mostra vi era un grande silenzio, nonostante vi fossero alcuni visitatori. Vedere quelle opere che si affacciavano ordinate l’una accanto all’altra mi ha fatto pensare che erano le opere a incutere quel silenzio ma solo per poter parlare meglio a noi ma anche tra di loro. Ci ho ripensato tornando a casa, e per fortuna la strada era lunga perché avevo molte cose su cui riflettere. Quel dialogare delle sculture mi indotto a cercare un citazione che avevo conservato da qualche parte. Questa.
Il dialogo-dialogale non è una semplice conversazione, non è un mero mutuo arricchimento grazie all’informazione supplementare che porta con sé, non è una semplice correzione di malintesi… é la ricerca congiunta del comune e del diverso, è la mutua fecondazione con ciò che ciascuno apporta… é il riconoscimento implicito ed esplicito che non siamo autosufficienti… Dio è colui che rende possibile che il dialogo sia più che uno sterile scambio di monologhi.
Nella citazione di Raimon Panikkar ho trovato una perfetta corrispondenza con ciò che volevo dire sulla mostra: tra le opere aleggia quel Dio di cui parla Panikkar, che di nessuna scultura fa un monologo, una rappresentazione monotematica, un pensiero unico. Ognuna è in mutua comunicazione con le altre attraverso un linguaggio comune che trascende i limiti del proprio linguaggio particolare. Un mutuo linguaggio delle opere e un mutuo arricchimento per il visitatore. Arianna R.

Dopo aver visto la scultura del bambino con la donna anziana mi sono ricordata di un brano di Cristina Campo che avevo letto nel suo libro “Gli imperdonabili”. Rileggendolo l‘ho trovato aderente alla scultura. Eccolo:
Mi piace la scultura de Il vinto, di Alfredo Pina. Secondo me il (mio amico) Curatore ha sbagliato a collocarla nella sezione Cammino. Probabilmente lui e molti altri vi vedono la sconfitta dovuta a eventi avversi. Io invece vi vedo una sofferta riflessione su se stesso e l’avrei collocata nella sezione Riflessione. Questo perché nella mostra vi vedo la condizione umana reale, quella che contempla la felicità ma anche il dolore, quella che non si lascia ingannare dai successi e che sa reagire alle avversità. Basta rifletterci sopra. Non ci sono vincitori ma azioni volte a superare se stessi senza la garanzia di riuscirvi, ci sono vette da raggiungere camminando sull’orlo dell’abisso (splendida scultura l’Abisso di Canonica), ci sono scoperte inaspettate, misteri che bisogna rinunciare a risolvere e talvolta anche a capire (l’amore, innanzitutto). Momenti in cui la presenza di un amico fa la differenza, l’incontro che si fa con-divisione, l’abbraccio che non ha bisogno di parole, la carezza che scorre lieve senza trattenere.












